Il sesso non consensuale è stupro? Non per la maggior parte dei paesi europei

Il sesso non consensuale è stupro? Non per la maggior parte dei paesi europei

Abuso sessuale e stupro. La differenza tra i due concetti nel codice penale spagnolo ha portato alla contestata sentenza dello scorso 25 aprile, quando il tribunale della Navarra ha condannato cinque ragazzi a 9 anni di carcere per avere abusato sessualmente di una ragazza 18enne durante la festa di San Firmino, a Pamplona, nel 2016.

Secondo la legge spagnola lo stupro, al contrario dell’abuso sessuale, implica il ricorso alla violenza o all’intimidazione. Una distinzione alla base del verdetto di Pamplona, accolto da un’ondata di indignazione in tutta la Spagna. Da più parti è arrivata la richiesta di riformare la legge e di definire come stupro ogni rapporto sessuale non consensuale, aldilà del ricorso a violenza o intimidazione.

La legge spagnola non è però l’unica in Europa a non riconoscere un rapporto sessuale non consensuale come stupro. Anna Blus, membro di Amnesty International, ha dedicato la sua ultima ricerca alle leggi europee in materia e ha scoperto che solo sette paesi dell’Unione Europea hanno una legislazione che definisce come stupro ogni rapporto sessuale senza consenso: Regno unito, Belgio, Cipro, Lussemburgo, Islanda, Irlanda e Germania. La Svezia potrebbe aggiungersi a breve alla lista. A luglio il Parlamento dovrebbe approvare una nuova legge.

La definizione di stupro di Amnesty International si ispira al diritto internazionale in materia di diritti umani e fa riferimento alla convenzione di Istanbul, considerata la legislazione più completa in materia di lotta contro la violenza nei confronti delle donne. Secondo la convenzione l’assenza di consenso è alla base della definizione di stupro e “il consenso deve essere dato volontariamente”. Nonostante la convenzione di Istanbul imponga a tutti i firmatari di includere questa definizione di stupro nelle loro leggi, la maggior parte dei venti paesi europei che l’hanno ratificata non hanno ancora modificato la propria legislazione.

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Giovane mamma 19enne accoltella il fidanzato durante il sesso: «Mi piacciono i sacrifici maschili»

Giovane mamma 19enne accoltella il fidanzato durante il sesso: «Mi piacciono i sacrifici maschili»

«Mi piacciono i sacrifici maschili», una giovane mamma 19enne – Zoe Adams – ha motivato così davanti ai giudici la follia consumata durante un rapporto sessuale con il suo fidanzato. La ragazza ha pugnalato cinque volte il partner Kieran Bewick dopo averlo convinto a coprirsi il volto con un cuscino. I fatti risalgono al 29 luglio dello scorso anno a Wigton, in Gran Bretagna.

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Dipendenza dal sesso: “cinque volte al giorno non era abbastanza”

Dipendenza dal sesso: “cinque volte al giorno non era abbastanza”

La dipendenza dal sesso divide l’opinione degli esperti, ma per alcune persone che ne soffrono rappresenta un problema serio e persino “distruttivo”.

La testimonianza di Rebecca Barker rilasciata alla Bbc porta alla luce un fenomeno talvolta sottovalutato.

“Fare sesso per cinque volte al giorno non era abbastanza”, dichiara Rebecca Barker, 37enne originaria del North Yorkshire, nel Regno Unito, e madre di due figli.

La dipendenza dal sesso in cui è caduta nel 2014 ha rovinato la sua relazione, ma si trattava di una vera e propria compulsione “paralizzante” ha dichiarato la donna alla Bbc, che l’ha costretta a rivolgersi al National Health Service, il sistema sanitario nazionale britannico.

La donna ha dichiarato che non si trattava di una dipendenza che la portava a tradire il marito, ma a chiedergli continuamente di fare sesso: “Era letteralmente la prima cosa a cui pensavo quando mi svegliavo, non riuscivo a togliermelo dalla testa”.

“Mi sentivo come se ogni cosa me lo ricordasse, penso che fosse collegato alla mia depressione e alla mancanza di serotonina, mi sentivo come se tutto il mio corpo lo desiderasse”.

“Sono diventata un’eremita, mi chiudevo in casa”. Barker ha detto che provava vergogna e timore che il suo pensiero fisso potesse essere scoperto: “Anche se nessuno mi leggeva nel pensiero, mi sentivo a disagio a trovarmi vicino ad altre persone”.

Sebbene il suo compagno all’inizio apprezzasse il suo continuo desiderio, nel corso del tempo però questo stato di cose era diventato problematico per la coppia.

“Mi ha accusato di avere una relazione – pensava che mi sentissi in colpa per questo,e che per questo volevo fare sesso con lui”. La relazione si è conclusa.

Alla signora Barker è stata diagnosticata una depressione nel 2012 , dopo la nascita del suo terzo figlio.

Nel 2014 ha cambiato lavoro, si è separata dal compagno e si è trasferita in Francia.

Rebecca Barker però ha dichiarato che si può guarire dalla dipendenza dal sesso: “Ho fatto molti cambiamenti nella mia vita per superare la depressione e la mia dipendenza e ha funzionato”.

Cos’è la dipendenza dal sesso?

L‘organizzazione “Relate”, che nel Regno Unito si occupa di sostegno a persone in difficoltà nelle relazioni, ha definito la dipendenza del sesso come qualsiasi attività sessuale “fuori controllo”.

L’Associazione per il trattamento della dipendenza dal sesso e della compulsività afferma che il numero di terapeuti sessuali è raddoppiato negli ultimi cinque anni, arrivando fino a 170 specialisti.

Un questionario compilato da oltre 20mila persone dal 2013 sul sito che si occupa di offrire aiuto alle dipendenze sessuali ha rivelato che il 91 per cento di coloro che cercavano aiuto è di sesso maschile.

La fascia d’età più colpita è quella tra i 26 e i 35 anni.

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Luke Hanoman rischia di morire per aver strappato una pellicina dall’unghia

Luke Hanoman rischia di morire per aver strappato una pellicina dall’unghia

Il suo nome è Luke Hanoman, è un ragazzo di 28 anni che vive a Birkdale (Southport). Da anni aveva l’abitudine di giocherellare con le pellicine che si trovano ai lati delle unghie delle mani. Ma non solo: spesso le strappava causando piccole lacerazioni cutanee. Di certo non sapeva che queste ultime lo avrebbero portato dritto dritto in ospedale, rischiando addirittura di morire.

Onicofagia
Il ragazzo ha raccontato ai media esteri che aveva l’abitudine di mangiare unghie e strappare pellicine per una causa nervosa. Tuttavia, l’ultima volta che lo ha fatto, la piccola ferita che ha provocato al dito ha causato un danno inatteso. Inizialmente la zona era rimasta un po’ arrossata ma non si trattava di certo di una novità, facendolo spesso il dito era praticamente sempre in quelle condizioni. Qualcosa, però, è cambiato da un momento all’altro.

Uno strano gonfiore
Con il passare del tempo, la zona – oltre a essere arrossata – era anche stranamente gonfia. Man mano che passavano le ore avvertiva una sorta di pulsazione all’interno del dito. Anche in questo caso dava poco peso all’accaduto fino a che, la sintomatologia non ha cominciato a degenerare.

Spossatezza e febbre
Passa ancora del tempo, ma non troppo, e il ragazzo comincia a sentirsi stranamente stanco e spossato. Inizialmente pensò si trattasse di una sindrome influenzale, ma poi la febbre aveva cominciato a salire sempre di più. «Mi mangiavo sempre le unghie – spiega Luke al Mirror – Era una cosa nervosa. E un giorno ho morso la pelle lungo il lato della mia unghia. Mi ha fatto male un po’ ma non ci ho pensato. Sono stato al lavoro per tutta la settimana e ho iniziato a sviluppare sintomi simil-influenzali che stavano gradualmente peggiorando. Avevo sudori freddi, stavo tremando e poi diventavo caldo. Il mio dito ha iniziato a gonfiarsi e avvertivo questa pulsazione insopportabile. Ho iniziato a sentirmi davvero strano e non potevo concentrarmi». Poi, il sintomo che ha cominciato a farlo sentire davvero perplesso: strani puntini stavano comparendo in alcune aree del suo corpo.

Ancora peggioramenti
Circa due settimane dopo aver strappato la pellicina, il ragazzo decise si convinse che era necessaria una visita medica. D’altro canto non riusciva più a lavorare talmente si sentiva male. «Mia madre è venuta a trovarmi e mi ha chiesto se stavo bene perché avrei dovuto essere sveglio in quel momento [erano le 14.00, nda]. Le ho detto che non mi sentivo bene e lei mi ha detto che non avevo un bell’aspetto». Fu proprio la madre ha chiamare l’111 del NHS descrivendo all’operatore i sintomi.

Rischio di morte
Quello con cui si stava scontrando il povero Luke non era solo un’infezione gravissima, ma un principio di sepsi generalizzata, facilmente identificabile (per un medico) dalla presenza di strani puntini rossi. I medici sapevano che se non veniva curato in tempo di certo rischiava di non uscire più dall’ospedale. «Ero vicino allo shock settico. Mi hanno detto che ero fortunato ad essere vivo». Poco dopo Luke era in una barella con una flebo nel braccio.

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Dieta dell’astronauta: dalla Nasa ecco come perdere 10 kg in due settimane

Dieta dell’astronauta: dalla Nasa ecco come perdere 10 kg in due settimane

DIETA DELL’ASTRONAUTA: LE REGOLE DELLA DIETA DELL’ASTRONAUTA PER DIMAGRIRE VELOCEMENTE

La dieta dell’astronauta dura 13 giorni. Può essere ripetuta dopo due settimane dopo il completamento della dieta. Le regole di base della dieta dell’astronauta includono:

  • evitare grassi e zucchero,
  • limitare i carboidrati,
  • bere due litri di acqua ogni giorno,
  • consumare circa 500 calorie al giorno.

Evitare i grassi significa che tutto il cibo deve essere privo di grassi. Quindi niente olio da cucina, burro o margarina. Lo zucchero non significa solo evitare lo zucchero bianco. Include anche cibi zuccherini come torte, biscotti e dolci.
La dieta dell’astronauta è anche una dieta a basso contenuto di carboidrati, quindi i prodotti a base di pane e grano o cereali sono soggetti a restrizioni. Questo include anche carboidrati amidacei, come patate e riso.
Si consigliano due litri di acqua per accelerare la perdita di peso, ma se si può bere più di questo, allora sicuramente farlo. L’acqua è una parte fondamentale della dieta, poiché più acqua si beve, più si può ingannare il corpo nel pensare di non avere fame.
La dieta dell’astronauta è una dieta a basso contenuto calorico e non vi è alcun conteggio delle calorie. A causa del suo basso contenuto di calorie, non è consigliabile seguire questa dieta per più di due settimane di seguito. Ma per la perdita di peso a breve termine, è un ottimo modo per vedere i risultati molto rapidamente. La dieta dell’astronauta può essere ripetuta più volte in un anno, per perdere ancora più peso. La perdita di peso della dieta dell’astronauta è difficile da replicare in altre diete, quindi è possibile seguire la dieta dell’astronauta fino a quattro volte l’anno, a seconda della quantità di peso che bisogna perdere.

DIETA DELL’ASTRONAUTA,  COSA MANGIARE: IL PIANO ALIMENTARE

La dieta dell’astronauta permette di mangiare carne, pesce, uova e verdure. È possibile mangiare verdure a volontà, questa sarà la chiave per tenere a bada la fame. Riempire lo stomaco con verdure a foglia o verdure al vapore permetterà di sentirsi più pieni più a lungo.
Attenersi a questi consigli per i 13 giorni, prima di riprendere un normale regime alimentare.

DIETA DELL’ASTRONAUTA, COSA EVITARE:

Nella dieta dell’astronauta, come con tutte le diete, ci sono cibi da evitare se si desidera perdere peso velocemente. Di seguito è riportato un elenco dei principali alimenti da evitare nella dieta dell’astronauta

  • Zucchero e dolci
  • Latte e prodotti lattiero-caseari
  • Bibite e succhi di frutta
  • alcool
  • Verdure ricche di amido, comprese patate, barbabietole, pastinache e carote
  • Riso e pasta
  • Pane e cereali
  • Prodotti a base di carne affumicata
  • Burro e margarina

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Peter Gabriel, moglie guarita dal cancro con una cura sperimentale: «Non smettete mai di crederci»

Peter Gabriel, moglie guarita dal cancro con una cura sperimentale: «Non smettete mai di crederci»

Peter ha ringraziato pubblicamente i medici che hanno curato la consorte, per aver salvato «la vita della donna che amo», e ha incoraggiato i malati di cancro a resistere: «Restate concentrati, credete in voi stessi», ha detto, aggiungendo «non permettete a nessuno di dire che non c’è più niente da fare, non credete mai che sia tutto finito».

LA TERAPIA Meabh è riuscita a salvarsi grazie ad una terapia nuova, la CAR T-cell: un trattamento sperimentale che rientra nelle immunoterapie. «Grazie alle tecniche di manipolazione del Dna, quindi attraverso la terapia genica – si legge sul sito web della Fondazione Veronesi – è possibile veicolare frammenti di Dna all’interno dei linfociti, in modo da insegnare loro a riconoscere il tumore».

In questo tipo di terapia, si prelevano le cellule del malato modificandole per stimolare e aumentare la risposta del sistema immunitario: in altre parole, questa cura interviene per potenziare la risposta immunitaria poiché il cancro, solitamente, indebolisce il sistema stesso.

IL LINFOMA DI HODGKIN Questa cura si è dimostrata decisamente efficace contro il linfoma di Hodgkin, un tumore maligno del sistema linfatico che si sviluppa proprio nel sistema immunitario. Un tipo di cancro piuttosto raro (0,5% dei casi diagnosticati, secondo l’AIRC), per cui la chirurgia è poco utilizzata, a vantaggio di altri trattamenti, soprattutto la radioterapia e la chemioterapia.

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