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Ristoranti Roma: TUTTI GRIDANO ALLA SCANDALO per 204 euro per un pranzo veloce, 16 Euro per due birre, e 64 Euro per quattro coni gelati ! PERSONALMENTE E CONTROCORRENTE penso che devono rompere meno i coglioni e pagare …. e vi spiego perché !

Ristoranti Roma: TUTTI GRIDANO ALLA SCANDALO per 204 euro per un pranzo veloce, 16 Euro per due birre, e 64 Euro per quattro coni gelati ! PERSONALMENTE E CONTROCORRENTE penso che devono rompere meno i coglioni e pagare …. e vi spiego perché !

Basta… é l’unica parola che mi viene in mente leggendo i titoli.

Non é una provocazione, ma fatti reali che voglio condividere con voi… Mi spiego…

Lasciate stare per un momento Roma, o l’Italia in genere. Andiamo a prendere un caffè fuori dal bel paese, e tentiamo di farlo in alcuni paesi che non sono certo paesi del terzo mondo. Sorpresa !!! Un caffè in una zona di merda di Parigi, periferia sgozza cammelli, non vi costerà meno di 4 EURO.

In Centro, e non in un posto esclusivo, un caffè vi costa dai 4,5 EURO ai 12 EURO, certo siete in centro, ma non certo meno centro del centro di Roma. E per fare sempre peggio, in un cazzo di Centro Commerciale, siamo sui 5 EURO.

Se poi vogliamo parlare dei prezzi per pranzare , variano tra i 35 EURO ai 100 EURO a persona, e più o meno vale per : Parigi, New York, Londra, Bruxelles, Etc. Etc.

Mi chiedo, che cazzo avrebbe Roma in meno di queste altre città ? Perché un cappuccino di merda a Parigi lo posso pagare 5 Euro e un ottimo cappuccino a Roma, allo stesso prezzo é uno scandalo ? Ma un bel vaffanculo e li mandiamo a prendere i cappuccini a casa loro ?

Essendomi rotto i coglioni, voglio lasciarvi questa riflessione, che aggiornerò con foto di scontrini delle città che frequento … a voi giudicare !

Comment please … sono curioso di scoprire se il mio punto di vista é condivisibile o se é solo un mio delirio personale.

 


Estratto di Uno dei tanti articoli che gridano allo scandalo : Ristoranti Roma: 204 euro per un pranzo veloce | Dissapore

Ci risiamo. Puntuali come Beautiful dopo il TG5, ogni estate noi italiani proprio non resistiamo a fare la figura degli spenna-turisti seriali. Questa volta nei panni del cattivo troviamo Caffè Vaticano, un ristorante romano nelle vicinanze di Città del Vaticano, che ha presentato un conto di ben 204,60 euro a una famiglia di turisti americani.

Eppure le intenzioni degli avventori d’oltreoceano erano quelle di fare uno snack veloce prima di visitare i Musei Vaticani.

Infatti l’ordinazione era di tre “Mix and Matches” (piatto a base di ali di pollo e patatine), due insalate, due birre alla spina, tre bottiglie d’acqua (da 75 cl), della frutta estiva, un caffè freddo e l’immancabile cappuccino.

Al momento di saldare il conto, i turisti sono rimasti sbalorditi:

hanno dovuto sborsare 6 euro per ogni bottiglia d’acqua (dato il posto, sorge il sospetto che potesse essere santa), 16 euro per le due birre, 75 euro per i piatti principali, 30 euro per le insalate, altrettanti per le porzioni di frutta, 5 euro per il cappuccino e 6 per il caffè. Che in totale fanno 186 euro, a cui aggiungere il 10% per il servizio, ed ecco sforata la soglia delle due piotte (giacché siamo a Roma).

Quella di spennare a dovere i turisti è un’abitudine che i gestori di certi locali italiani non riescono a togliersi: già nel 2010 vi avevamo fornito un vademecum (una vera guida anti truffa, anche nella versione inglese) per non cadere vittima di queste situazioni.

E più volte è stato dimostrato come buona parte dei bar e locali di località turistiche applicassero prezzi diversi ai loro prodotti, a seconda della provenienza del cliente….

Continua, ma ve lo lascio scoprire sul sito dell’autore ….

SelfieTette – Ritorna sui social la sfida della tetta soda per tenere bloccata una penna.

SelfieTette – Ritorna sui social la sfida della tetta soda per tenere bloccata una penna.

La non-nuova moda arrivava dalla Cina, ed era il 2016, investendo il mondo intero.

2018, ci risiamo, e le donne si sfidano a colpi di selfieTette, pubblicando foto del loro seno che sorregge una penna o un pennarello.

La sfida é quella di riuscire a tenere una penna, o altri oggetti che spesso fanno parte del loro beauty-case, evidentemente sotto il seno.

L’obiettivo é quello di dimostrare di avere delle tette generose e sode, e se la penna cade, il decreto é implacabile, non sono tette ma … mammelle!

In quel del 2016 Il gioco aveva preso mano, e le foto dilagavano su tutti i social, un po’ come oggi dilagano i labbroni da pesce palla davanti i cessi delle discoteche o davanti lo specchio di casa prima di uscire.

Il principio delle selfieste : Se hai un seno florido riesci a sorreggere la penna, e quindi sei più sexy !

Ecco qualche esempio datato 2016 :

 

Le meraviglie del sesso e i segreti della vagina

Le meraviglie del sesso e i segreti della vagina

L’articolo é dell’huffingtonpost.it – Ben fatto e da non perdere. Il libro é a mio avviso OBBLIGATORIO per uomini e donne … e già, a differenza del “post” penso che il libro dovrebbero leggerlo tutti, ma proprio tutti (e tutte).

E’ chiaro, che per gli uomini é fondamentale, ma molte donne non dovrebbero ignorarlo. Di seguito un ‘estratto, e come sempre, alla fine il link …

L.Cremonesi (12 maggio 2018)

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Le meraviglie del sesso e i segreti della vagina spiegati in un libro (che dovrebbero leggere gli uomini)

Gli incontri cambiano la vita, ma alcuni più di altri possono rivoluzionarla davvero. Quando si sono conosciute, Nina Brochmann ed Ellen Støkken Dahl, era l’inizio dell’autunno del 2011 ed entrambe erano giovani studentesse di medicina all’Università di Oslo alle prese con preservativi da infilare su peni di polistirolo bianco. Stringendosi la mano con le dita scivolose che odoravano di lubrificante, erano ben lontane dal pensare che da lì sarebbe nata un’amicizia e poi un progetto che le avrebbe portate ad essere conosciute in tutto il mondo. Nei due anni successivi viaggiarono in lungo e in largo per la Norvegia come educatrici sessuali lavorando con gruppi di professioniste del sesso, adolescenti e rifugiate, insegnando loro gli elementi base per conoscere il proprio corpo e vivere una vita sessuale sana. Sopraffatte dalla grande quantità di dubbi e preoccupazioni che aveva la gente, tra ansia, vergogna e insicurezza che incombevano sulle loro parti intime, decisero di aprire prima un blog – Underlivet, che in italiano significa zona genitale – e poi di scrivere insieme un libro che nel giro di poche settimane si trasformò in un vero e proprio caso editoriale nel loro Paese e, poco dopo, in tutti gli altri in cui è stato pubblicato. Si intitola “Il libro della vagina. Meraviglie e misteri del sesso femminile”, appena uscito anche da noi per Sonzogno nella traduzione di Cristina Falcinella.

Non è un romanzo, ça va sans dire, ma non è nemmeno uno di quei manuali antipatici, noiosi e di difficile consultazione perché riservati a pochi, ma un testo pratico ed interessante per le donne che spesso si pongono interrogativi seri su certi argomenti riguardanti il proprio corpo e la propria sessualità avendo poche fonti da cui trovare le risposte.

“Scriviamo principalmente per quelle signore che non sono certe di funzionare come dovrebbero, di avere l’aspetto che dovrebbero e di provare le sensazioni che dovrebbero”, ma – aggiungono – “scriviamo anche per quelle che già si sentono soddisfatte e fiere, ma che hanno voglia di imparare di più sull’organo straordinario che hanno tra le gambe”. I genitali, ribadiscono queste due autrici anche quando le incontriamo al Salone Internazionale del Libro di Torino “sono appassionanti” e la chiave di una buona sessualità sta in gran parte nella conoscenza dei meccanismi del nostro corpo, nel capire come funziona quella meraviglia che abbiamo là sotto”.

Sorgente: Le meraviglie del sesso e i segreti della vagina spiegati in un libro (che dovrebbero leggere gli uomini)

BreadcrumberS… seduttori o semplice marketing?

BreadcrumberS… seduttori o semplice marketing?

L’anno scorso sentivo spesso parlare di “ghosting” per indicare una sorta di tecnica da rimorchio che in molti “illuminati” pensavano aver scoperto, o peggio, di esserne i guru assoluti. In parole povere, il ghosting, sociologicamente parlando, sarebbe la capacità di chiudere una storia all’improvviso, e sparire come un fantasma senza dare spiegazioni. Insomma, sparire per non ferire e per non essere ferito.

Per farne una comprensibile sintesi, si potrebbe dire che, dopo la rottura di una relazione, per uscirne fuori, qualche genio ha decretato che diventare un fantasma potrebbe essere una soluzione intelligente. Come tutti i fenomeni di moda, non necessariamente intelligenti, questo si è diffuso tanto da diventare un caso di studio. Come racconta Repubblica, in un articolo tradotto dal New York Times, infatti, su mille americani interpellati da un sondaggio UouGov/HuffingtonPost, circa l’11% aveva, almeno una volta nella vita, lasciato qualcuno facendo sparire le proprie tracce come un fantasma. Per la serie: I sondaggi inutili del New York Times e le traduzioni di Repubblica.

Non ho mai capito quale fosse la relazione tra il ghosting ed il rimorchio, ma sta di fatto, che il marketing ha fatto un ottimo lavoro, ed in molti si sono sentiti in dovere di parlare di ghosting come di una pratica da playboys.

Qualche mese fa, prendendo un caffé con la mia amica Margot, questa mi addita dandomi del breadcrumber. Margot è una donna che segue molto le mode, e non poteva quindi farsi scappare questa nuova chicca del 2017. Dopo aver chiesto spiegazioni e parlato un po’ con lei, capisco che a differenza del ghosting, il breadcrumbing è invece una seria tecnica di rimorchio. Purtroppo per Margot, se sono un breadcrumber non lo sono certo per un comportamento legato alla moda del momento, ma ammetto di esserlo da moltissimi anni, inconsapevole del peso di marketing che questo termine rappresenta oggi.

Andando per gradi, ed usando internet, si può facilmente scoprire l’origine di questa terminologia Inglese. Breadcrumb che letteralmente significa “briciole di pane”, o anche “filo di Arianna” o “Percorso di Pollicino”, è un termine informatico che indica una tecnica di navigazione usata nelle interfacce utente. Il breadcrumb ha lo scopo di fornire agli utenti un modo di tener traccia della loro posizione in documenti o programmi, e per eccellenza nel navigatore di pagine internet. Il termine è evidentemente tratto dalla popolare fiaba in cui Hansel lasciava una scia di briciole di pane lungo il suo cammino per poterlo ripercorrere all’indietro. Di fatto, nelle pagine web, il breadcrumb appare orizzontalmente nella parte superiore della pagina, al di sotto delle barre dei titoli o delle intestazioni. Il breadcrumb è quindi un “sentiero” composto di link utili agli utenti per tornare indietro alla pagina iniziale del sito web o a pagine visitate in precedenza per arrivare all’attuale. I famosi bottoni “home” sono un chiaro esempio di breadcrumb.

Ma che cazzo c’entra l’informatica con il breadcrumbing?

Niente, ma rede l’idea. Il concetto è sempre lo stesso, quello di Pollicino e le molliche di pane, solo che in questa accezione sociologica, il breadcrumber è Pollicino, e le molliche le segue la preda del Pollicino playboy.

Per approfondire il sentimento generale, vorrei parlarvi di Pauline Grisoni, giornalista di Cosmopolitan France, che scrive nella rubrica “lifestyle – sexo – psycho”.  Pauline pubblica uno dei tanti articoli che si possono leggere nelle riviste del gentil sesso, e ne dà una sua visione “femmina” non trascurabile.

Concretamente, Pauline Grisoni allerta le sue lettrici da questa pratica da lei definita come una pratica da “stronzo che gioca con i vostri sentimenti”. Personalmente sono molto d’accordo sulla visione dello stronzo, ma con i sentimenti ci andrei piano, visto che di scopate e non di matrimoni si tratta.

Pauline Grisoni descrive il breadcrumber, come un tipo che parla con la sua preda, lo fa abitualmente, ed in maniera regolare. Ci scherza, qualche complimento, e qualche battuta sui social network, ma non fa mai un “avance” netta e chiara. La sua specialità è quella di lasciare la preda frustrata, ed in attesa di passare alla velocità superiore. La povera Pauline deve aver sperimentato sulla sua pelle quella frustrazione data dalla irrefrenabile voglia di farsi portare alla “fase successiva”.

Povera Pauline! Non so come siamo arrivati al punto di trovare il termine breadcrumber per descrivere quest’atteggiamento “maschile”, ma non ti nascondo che il termine mi piace e mi lusinga. La storia è semplice… ad un certo punto, alcuni maschietti più svegli di altri, hanno deciso di giocare lo stesso giochino che le “Pauline” giocavano con loro. Per noi maschi non c’è niente di nuovo, lo abbiamo subito, ed alcuni lo subiscono ancora. Noi non le chiamiamo “breadcrumbers” ma… civette, tentatrici, insomma quelle che ti scaldano e non sai mai se stanno giocando o scegliendo. In Francia sarebbero le “allumeuses”. E ti ho risparmiato altri termini.

Cara Pauline, quelli come me, che hanno capito il gioco delle “allumeuses”, da molto tempo hanno ribaltato il gioco, e con la tecnica di quello che oggi chiamate breadcrumbing, vi diamo l’illusione di scegliere solo dopo che siete state scelte. Ma per la “velocità superiore”, dovete solo sperare che non abbiamo cambiato idea, magari per portarci a letto una vostra amica.

La risposta è quindi: Seduttori. Siamo seduttori e non prodotti del marketing. Oggi chiamateci BreadcrumberS, poco importa… basta che ce lo dite con pazienza, passione e molta rassegnazione.

C’est la vie Pauline, et on n’est pas tous des cons …

I cliché sulle donne

I cliché sulle donne

Ho sempre pensato che ogni città ha la sua sessualità. Con il tempo ho capito che ogni città non si limita ad avere una sua sessualità, ma ci regala anche una sua femminilità. Immagino che le donne pensino che questa visione sia limitata, e che c’è anche una virile mascolinità che sto ignorando… errore! Non la ignoro per niente, anzi, la tengo ben presente per capire meglio i vantaggi che certe metropoli offrono in termini di donne frustrate dai loro desideri inesplosi, che dal mio punto di vista è un vantaggio di non poco conto.

Da ragazzo, come tutti, ho ascoltato, pensato di capire, e fantasticato su quelli che sono i cliché classici sulle straniere, e sulle donne di casa nostra.

Per grandi linee ricordo aver ascoltato che; le bionde nordiche sono delle belle donne; le Svedesi portano a casa il ragazzo che si vogliono scopare, anche perché i genitori preferiscono conoscere chi se le scopa; le Francesi sono carine, liberali e femministe; le ragazze dell’est sono fredde e poco passionali, ma sono anche strafiche che scopi facilmente; le Spagnole sono quelle più troie e più belle; le Portoghesi sono troppo lontane; le Americane del Nord sono donne pudiche, ma anche troie che scopano tanto solo fuori dal loro continente; ed in fine, le latino Americane scopano a tutte le ore, ovunque, e con molti partner diversi, perché culturalmente vivono liberamente la loro fame di cazzo.

Restando a casa… le Italiane sono tutte belle, ma… le Romane scopano poco, anche se lo fanno molto bene; le Milanesi sono fredde e scopano spesso per mantenere un equilibrio psicofisico; a Genova la danno poco, un po` come le mance; a Bologna solo pompini; in Emilia Romagna sono molto calde e disponibili; nel Sud sono calde, disponibili, sensuali e sessualmente delle tigri.

Oggi, mi sento di dire che in mezzo a questa manica di cazzate c’è del vero, ma non come me lo hanno spiegato quando ero adolescente.

Avendo preso a cuore l’universo femminile del quale sento essere un prigioniero senza via di fuga, traccio finalmente una mia personale visione.

Grazie al fatto che ho viaggiato molto per lavoro, vedo diversamente il mondo femminile, soprattutto dal punto di vista culturale inteso come riflesso del paese di origine.

Posso quindi dire che per me; le bionde nordiche non sono tutte delle belle donne. Nordiche non vuol dire un cazzo, e volendo essere più precisi, le Tedesche sono raramente belle e più spesso dei budelli che solo un tedesco potrebbe sposare; le Olandesi sono poco Olandesi, in realtà l’Olanda è un paese di razzisti che ti lascia dare via il culo solo se non sei Olandese, lasciando alle vere Olandesi il ruolo di spettatrici frustrate; Alcune Svedesi sono molto belle, ma non sono sicuro che portino a casa il ragazzo che si vogliono scopare, solo perché i genitori preferiscono conoscere chi se le scopa; le Francesi sono molto carine, eleganti, falsamente liberali, un po` stronze e poco disponibili fuori da contesti che non siano stati organizzati per una trasgressione sessuale controllata e programmata… insomma, a loro discapito, poco spontanee; le ragazze dell’est non sono per niente fredde, sanno essere molto passionali, e non ci sono dubbi sul fatto che siano quasi tutte delle strafiche; le Spagnole sono forse quelle più troie ma sicuramente non sono quelle più belle, anzi, malgrado il mito, sono poco femminili, e diventano femminili solo quando scosciano davanti l’occhio poco attento di un cane arrapato; le Portoghesi sono troppo lontane; le Americane del Nord sono pudiche troie che scopano tanto solo nelle feste dove non le conosce nessuno; ed in fine, le latino Americane scopano a tutte le ore, ovunque, e con molti partner diversi, solo perché hanno una inspiegabile fame di cazzo.

Restando a casa… le Italiane sono di gran lunga le più belle, le più femminili, e personalmente penso che… le Romane scopavano poco, ma molto bene; le Milanesi non sono fredde ma scopano spesso per mantenere un equilibrio psicofisico; a Genova la danno, molto di più delle mance; a Bologna non solo pompini, ma i pompini hanno diritto ad una giusta nota di merito; in Emilia Romagna sono molto calde e disponibili, e scopano benissimo; nel Sud sono calde, disponibili, sensuali, sessualmente delle tigri, e senza che nessuna ci rimanga male, le donne del sud sono per me il massimo di quello che un uomo posso immaginare quando pensa ad una donna intesa come “femmina”.

Le donne Italiane del Sud, si muovono, parlano, sorridono, scopano, e si incazzano sbattendoci in faccia una femminilità che non si può ignorare.

Il rischio è quello di innamorarsi, sempre, e di tutte.

Evidentemente sono solo cliché, niente è così scientifico, niente di tutto quello che ho scritto è totalmente vero, se non nella testa di chi lo vive o lo ha vissuto.

Malgrado ciò, non sottovaluterei troppo che nei cliché c’è sempre una parte di vissuto che non si può trascurare.